Scommettiamo che

di Pedro il 6 giugno 2011

Bella Gente

Lo scandalo Scommesse promette di ribollire a puntino, in coincidenza della prossima estate. Pochi dubbi a riguardo però: l’inchiesta, per come è stata presentata sui giornali, sembrerebbe non portare agli scossoni dell’estate 2006. Ma qui sta il punto, il fatto che se ne sappia molto poco, per ora, è forse una garanzia di futuri e imprevedibili sviluppi.

Il fatto che il calcio italiano sia guasto un po’ ovunque non può sorprendere. Un paese che promuove l’illegalità a sistema di potere non può far finta di meravigliarsi, ne può vergognarsi. C’è tanto di quel marcio intorno, che viene da sorridere quando si leggono le dichiarazioni dei totem del nostro calcio: parlo degli Abete come dei Buffon, dei Petrucci come dei Materazzi.

Il fatto stesso che Abete chieda un intervento di Berlusconi, per ristabilire un principio di legalità fa rotolare in terra dalle risate. Fortuna che siamo in Italia, altrimenti, non ce ne vogliano i garantisti della domenica, a quest’ora ne avremmo visto delle belle.

Già il giorno dopo lo scandalo, la Gazzetta – per anni quinta colonna del Moggismo imperante – ha provato a fornire la ricetta: tagliare il numero delle squadre professionistiche. Non è male come idea, perché il professionismo per dieci anni a cinquemila euro al mese è una vera e propria boiata che stimola il ricorso a pratiche illecite, soprattutto a fine carriera. Pensate al “professionista” di C1 e C2 che per dieci anni di onorata carriera riesce a guadagnare anche 10.000 euro al mese (un’enormità per gli standard attuali del nostro paese), che fa una vita da 10.000 euro al mese, mette su famiglia, compra la casa col mutuo e se la spassa facendo finta di essere una celebrità, finché non arriva il giorno del giudizio… le gambe cedono, i muscoli si sgonfiano, il cuore batte più spesso e la pigrizia ti fa rendere meno in allenamento. Ecco, quel professionista lì, a meno che non abbia imparato un’altra professione, deve tornare a una vita di anonimato e stenti, che spesso conduce a stati di vera e propria difficoltà, anche spirituale. Non è facile rinunciare ai privilegi acquisiti, la rinuncia al privilegio acquisito, allo status, è spesso la causa della rivoluzione, figuriamoci il resto.

Difficile dire però se questa sia la vera soluzione al problema. Io ritengo che l’Italia sia come un grande corpo malato che prima o poi accusa sintomi di tutti i tipi, e che questi sintomi siano tutti in qualche modo riconducibili alla mancanza di legalità, alla corruzione. Il primario che dimentica il bisturi, la sala operatoria che perde un paziente per setticemia, non sono i sintomi della dabbenaggine e della distrazione di alcuni operatori sanitari, ma le conseguenze pagate a caro prezzo di un concorso truccato, di una raccomandazione in corsia, di una spintarella con botta annessa a un’infermiera non proprio capace, e così via. Fino a che ci sarà questa Italia, l’Italia dell’illegalità, della mafia e della corruzione, ci sarà anche questo calcio, dalla Serie A alla Serie B. Ed è per questo che è assai complicato provare a capire se l’Inter c’entri qualcosa (no, che non c’entra, ma parliamo pro domo nostra), se Fabio il Bello sia Galante o piuttosto Cannavaro (e Liverani penserà di essere incontestabilmente brutto!), se la Roma si è venduta la partita col Genoa, o il Cagliari abbia fatto degli sconti speciali per tutta la primavera.

Meno ne sappiamo e meglio è, credetemi. In tutta questa confusione, nella quale non si riesce a distinguere tra il millantato credito e l’imbeccata di stampo camorristico, giova sottolineare le ineffabili parole con le quali Petrucci ha commentato le ultime notizie provenienti dalla Procura di Napoli:

“Non so se questo scandalo minerà la credibilità, ma sono convinto che sia limpido lo scudetto del Milan, come le retrocessioni in B. Ho appena firmato una lettera con destinatari i ministeri di Interno, Economia e Giustizia per chiedere aiuto: il calcio non ce la può fare da solo a fronteggiare la criminalità organizzata”.

A rileggerla di getto ci verrebbe da dire: excusatio non petita

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{ 7 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

1 C.N.L. giugno 6, 2011 alle 22:12

Sto ascoltando Margherita Hack che sta parlando dei referendum e ha appena definito quello italiano un “popolo poco serio” ricordando la sabbia utilizzata al posto del cemento nei palazzi dell’Aquila. Cosa ha a che vedere tutto ciò con il calcio?
Lo ha spiegato Pedro.
Il calcio italiano, piaccia o non piaccia, è uno specchio di questa nazione.
D’altra parte, chi lo comanda è espressione della politica e/o dei gruppi che detengono il potere. Le parole e gli atti di Abete e Petrucci sono il complemento perfetto delle parole e degli atti dei Paniz e degli Scilipoti. In fondo, chi comanda nella politica, nell’industria e nei mass media sono ed erano gli stessi che comandano e comandavano nel calcio. Ieri era naso d’oro, oggi il cainano. Cambiano i direttori d’orchestra, ma la solfa è sempre la stessa.
E gli italiani? Gli italiani chi?
Il “volgo disperso” che “repente si desta”?
Lasciamo perdere e pensiamo a vincere la prossima scommessa.

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2 Luis giugno 6, 2011 alle 22:23

La Polaroid delle grandi occasioni, ci scommetto! :-)

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3 voici giugno 7, 2011 alle 09:33

I frutti dello stato laido.

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità (Faber)

A chi pensa che la morale possa farla la chiesa, ricordo che moggi scrive sull’osservatore romano.
Insomma non se ne esce o se ne esce solo con senso civico per cui, non a breve.

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4 bilbolbul giugno 7, 2011 alle 14:20

un plauso per avere impostato una discussione che neanche al bar si può fare

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5 Pedro giugno 7, 2011 alle 15:01

Al bar si decidono le politiche sull’immigrazione. Il bancone della ragione era occupato e ho dovuto accomodarmi nella seggiola del torto.

Intanto si parla di insabbiamento :-) strano…

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6 voici giugno 8, 2011 alle 16:58

intanto spunta vieri.

Poteva mancare? Fra l’altro l’identikit perfetto del professionista decritto nel pezzo ;)

Non mi appassiona questo “scandalo” e tantomeno mi aspetto sviluppi sconvolgenti.
Mi hanno uggiso l’anima molti anni fa e ancora ne ho vivo il ricordo.

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7 antonino verdi. giugno 8, 2011 alle 21:01

gli italiani non sono maturi per la democrazia.

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