Marco Materazzi lascia l’Inter. Dopo dieci anni sveste la maglia nerazzurra, per guardare altrove, verso un orizzonte limitato da giocatore, e molto più ampio da dirigente. Materazzi, nel bene e nel male, ha rappresentato l’Inter del primo decennio degli anni Duemila.
Lui, più di Zanetti, la cui faccia pulita rimane inchiodata alla parete come il quadro di un austero patriarca del quale non si può che parlar bene, ha indossato le vesti dell’interista dannato, prima perdente (ma soprattutto impotente), poi vincente, che si redime e trova la via del Paradiso, sbucando dal cratere rilasciato dalla cometa Calciopoli. Dalle lacrime ingenue del 5 maggio 2002 all’ultimo minuto della Finale di Madrid, una striscia di partite, di sentimenti, di debolezze e trionfi, che ci hanno accompagnati in questo decennio pazzesco, suggellato dalla strepitosa doppietta di Milito al Bernabeu.
Materazzi in questi dieci anni ha interpretato più parti. Nel primo lustro è stato il baluardo della difesa, ma l’acquisto di Samuel lo ha messo in difficoltà, tanto che prima del Mondiale 2006 meditava l’addio. Poi, il Mondiale di Germania. Proprio quello, che gli spalanca le porte della notorietà. L’apice insperato di una carriera di periferia improvvisamente esplosa, che lo ha proiettato in una dimensione internazionale, che ne ha accresciuto il già smisurato ego, con tutte le conseguenze che si possono immaginare.
Nella prima stagione post Mondiale, e incidentalmente post Calciopoli, Materazzi è l’assoluto protagonista dello scudetto numero 15, molto più di Ibrahimovic. Qui trova la sua vera dimensione, la sua vera maturità, come calciatore e come uomo. Appare un difensore completo, roccioso, determinato, cattivo e convinto. Il miglior difensore italiano nel periodo e probabilmente uno tra i migliori al mondo, per quello che fa vedere, per quanto porta alla squadra in termini di concretezza e tenacia. L’anno seguente l’infortunio in Nazionale chiude probabilmente la sua carriera, anche se lui con testardaggine la allunga, diventando lo scudiero di Mourinho nello spogliatoio, conservando un buon rapporto con il nucleo storico dello spogliatoio. Però la sua carriera finisce, anche perché Samuel riesce a sconfiggere i suoi problemi fisici e a imporsi come titolare, perché difensore più giovane, più completo e più affamato.
Marco Materazzi nell’ultimo periodo, quindi, si trova a interpretare una parte scenica che involontariamente offusca quella di buon giocatore che si è costruito. Ricordiamoci tutti cosa era Materazzi nel calcio italiano, prima del Mondiale 2006: un giovane orfano di madre insultato ovunque (lo rimarrà fino all’addio, nel silenzio generale degli indignati di professione), un calciatore border line che si è reso protagonista di gesti e situazioni poco edificanti. Quel Mondiale lava via tutto, come una catarsi storica che rivolta il piano inclinato delle normali esistenze: un giorno sei nessuno, il giorno dopo sei Dio. E lui, probabilmente, s’è rigonfiato d’ego fino al punto di credere di interpretare alla perfezione l’anello di congiunzione tra il tifoso della curva e il calciatore. Un po’ come capita in America, tra le stelle del basket e le gang di periferia di provenienza.
Peccato che a noi questa parte non sia mai piaciuta. L’abbiamo trovata poco sincera, esagerata, teatrale, anche quando ha solleticato il nostro piacere atavico per l’ironia e la trovata spiritosa. Tralasciando questo, le sue debolezze, i suoi difetti, ci piace pensare che è stato tanto bravo come calciatore, quanto sincero come ragazzo, almeno nella sua esibita intimità. Un ragazzo che è diventato uomo con l’Inter e che si è guadagnato un posto nella nostra storia. E che forse tornerà da dirigente. Sperando che impari quanto prima il significato della parola “organizzazione”.


{ 7 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }
un elogio quasi … funebre. ma pienamente condivisibile.
che ci piaccia o meno ha effettivamente incarnato la storia e i sentimenti della nostra squadra in questo decennio.
è stato (con grosso) anche l’uomo determinante del mondiale.
sopravvissuto all’espulsione di liverpool, doveva essere giustiziato sul campo per aver voluto tirare il rigore contro il siena
se ne va con tempismo perfetto, lasciando anche lo spazio per un ultimo, doveroso futuro saluto.
Addio Matrix.
bilbolbul(Quota)
Ciao Marco: finalmente tua madre non sarà più insultata dagli energumeni che riempiono gli stadi italiani e non si rendono nemmeno conto delle idiozie che sono soliti urlare.
Questione allenatore: Gasperini? Sono perplesso.
I tempi: se questa doveva essere la scelta, visto che non si voleva pagare la clausola al Porto, si poteva chiudere ben prima, senza fornire alle prostitute giornalaie, mariolinasconcertina e cresciutiello in testa, l’ennesima occasione per sparare a zero sulla Beneamata.
Le prospettive: c’è la quasi certezza di un’altra estate al risparmio, in termini di nuovi ingaggi, ed il timore che cresce ogni giorno che passa che Eto’o, Sneijder e Maicon lascino l’Inter.
Il gioco: poco difensivo, quello che praticano le squadre dell’ex genoano; con il rischio di imbarcate soprattutto in coppa dei campioni; competizione alla quale il (pare) nuovo allenatore dell’Inter non ha mai partecipato.
Certo, se l’alternativa doveva essere il franchista, bisognerà accontentarsi.
Con molto amaro in bocca, però.
C.N.L.(Quota)
Molto bello il finale che condivido, neanche a me è piaciuta quella parte teatrale e forzata. L’episodio del rigore battuto per forza e sbagliato riassume molto bene quella parte
Zootz(Quota)
bah, non rimpiangeremo gli anticipi sulla trequarti avversaria, gli errori di posizionamento, le entrate a cazzo
se questo è stato il prezzo da pagare per una 1 one and only stagione ad alti livelli, abbiamo abbondantemente saldato
al massimo lo rimpiangerò per le magliette di festeggiamento
ma è ora, più che mai, di guardare avanti
ciao Marco, buona fortuna
tagnin(Quota)
Grande giocatore.
Marco(Quota)
finchè il fisico lo ha sorretto, l’unico episodio che gli condanno
è stato a roma mentre si lamentava come una donnicciola
si è rifatto e con gli interessi
nell’ultimo periodo era un’animatore da villaggio valtur
che stava in panchina
( il punto più basso è stato umanamente cercare di piazzarsi nella milano che retrocede)
ma mi ha esaltato sul gancio a cirillo
Jerry(Quota)
Solo grazie,
A volte mi ha fatto vergognare (cirillo, sheva), spesso gioire.
Lascia al momento giusto.
voici(Quota)