Le sfide tra Inter (Ambrosiana) e Genoa (o Genova 1893 per usare la terminologia dell’epoca fascista) sono “solo” 57 a Milano in campionato, a dispetto della grande tradizione storica dei rossoblu. In effetti, se vogliamo fare un bilancio della sfida dobbiamo scindere il periodo antecedente l’avvento del girone unico e quello successivo. A fronte di un bilancio che vede l’Inter vincente 34-12 con 11 pareggi, 113 gol fatti e 56 subiti, abbiamo infatti dal 1929-30 31 vittorie nerazzurre, 9 pareggi e solo 4 successi genoani. La sfida del maggio 1915 è la prima delle due nella storia che valgono il titolo: vince il Genoa in via Goldoni, 3-1, poi il campionato è sospeso per la Grande Guerra e il titolo verrà assegnato ai rossoblu a conflitto terminato, quattro anni dopo.
Tra i nerazzurri c’è in campo, in mediana, Virgilio Fossati che cadrà sull’Isonzo; dall’altra parte non c’è invece Luigi Ferraris che subirà la stessa sorte e che ancora oggi dà il nome allo stadio del capoluogo ligure. Alla fine della guerra le due squadre si fronteggiano ancora per il titolo in un girone finale a tre con anche la Juventus, e il pareggio di Torino dà ai nerazzurri il secondo campionato. A fine anni Venti si afferma l’astro di Pepp Meazza che tra il 1930 e il 1936 mette a segno nove reti, seguito a 5 da Penzo (tutti segnati nel 9-1 del 1945-46) e Skoglund. Tornando a Meazza, la partita di cui parliamo oggi si è disputata 80 anni fa ma è entrata di diritto nella storia interista per essere stata decisiva nell’assegnazione del terzo scudetto interista. In più, c’è un giallo di cui vale la pena parlare…
È il giugno del 1930 e si gioca la terzultima giornata del primo campionato a girone unico. L’Ambrosiana allenata da Arpàd Weisz è sorprendentemente al comando con 47 punti, quattro in più del Genova che la domenica precedente ha battuto 2-0 la Juventus, eliminandola dalla rincorsa ai nerazzurri. Si gioca nel campo di via Goldoni, inaugurato nel 1913 con un’amichevole tra Inter e Lazio. Via Goldoni è in zona semi centrale, nella parte est di Milano, non lontano dai luoghi che hanno visto crescere il “Balilla”, al secolo Giuseppe Meazza.
In quel 1929-30 il “Peppin”, prima dello scontro diretto coi rossoblu di Garbutt, ha già realizzato 28 reti in 31 partite, ed è è avviato ormai a diventare uno dei più grandi campioni di tutti i tempi. Quel 15 giugno, però, c’è ancora il Genova da battere per conquistare il terzo scudetto complessivo tra Inter e Ambrosiana, a dieci anni dall’ultimo squillo di tromba. Non è un impresa facile sulla carta, ma se l’Ambrosiana vince, lo scudetto è suo, se pareggia tutto è rinviato allo scontro con la Juventus della domenica dopo, sempre a Milano. Se l’Ambrosiana perde… beh, i ragazzi di Weisz non vogliono nemmeno pensare a questa eventualità: non sono in forma, il campionato si riaprirebbe e c’è il rischio che crollino.
Manca poco all’inizio della partita, ma all’appello manca uno dei protagonisti, il terzino ambrosianista Gigi Allemandi (quello dello scandalo dello scudetto revocato al Torino nel ‘27, presunto corrotto in maglia juventina). Allemandi si sta avviando al campo di gioco, è in ritardo, perde l’autobus e deve prendere un’automobile a noleggio. In piazza San Babila ha un incidente, discute con l’altro automobilista e ci fa a pugni (secondo altre versione si trattava di un pedone investito), gli spacca la faccia e viene portato in questura. Gli prendono le impronte, per lui si prospetta una notte in galera ma riesce a spiegarsi, qualcuno lo riconosce e viene lasciato andare con tante scuse. Quando Allemandi arriva al “Virgilio Fossati”, nessuno guarda la partita tra le riserve perché nel cielo sopra via Goldoni c’è un’esibizione di aerei partiti dal campo volo di Cinisello. Le tribune sono di legno e non sono granché sicure e così, quando tutti si ammassano in avanti per vedere gli aerei, quella dei popolari crolla in un fragoroso boato.
Ci sono numerosi feriti (a seconda delle fonti, dai 100 ai 180), i giocatori nerazzurri benché scossi si adoperano per prestare i primi soccorsi, un ferito mentre viene portato via chiede a Meazza di vincere per lui. Mister Garbutt invece furbescamente tiene il Genova tutto dentro gli spogliatoi per non impressionare i suoi. Si gioca, non si gioca? Tutti guardano l’arbitro, Albino Carraro di Padova, che per ironia della sorte diventerà sei anni dopo, per alcune partite, allenatore proprio dell’Ambrosiana. Carraro decide che si può giocare, come volevano i genovesi, e la partita inizia con 20′ di ritardo. L’Ambrosiana schiera: Degani; Gianfardoni, Allemandi; Rivolta, Viani, Castellazzi; Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti. Risponde il Genova con: Bacigalupo, Lombardo, Spigno; Parodi, Albertoni, Gilardoni; Puerari, Bodini I, Banchero I, Casanova, Levratto.
È quest’ultimo a sbloccare il risultato dopo 4′ con un sinistro poderoso che batte Degani. Bodini raddoppia e l’Ambrosiana sembra ko, ma è proprio Meazza, il più giovane, a prenderla per mano. Accorcia al 22′, poi in due minuti si è già sul 2-3: segnano nuovamente Levratto e Meazza. Nella ripresa il “Balilla” si scatena, e i milanesi sono fortunati perché si fa male Manlio Bacigalupo, che resta in campo per onor di firma. Allemandi (ancora nevoso per il movimentato prepartita) si fa cacciare ma nel frattempo Meazza ha pareggiato.
La superiorità numerica permette al Genova di attaccare, e a due dalla fine il Grifone conquista un rigore per fallo su Levratto. Lo “sfondareti” non se la sente di tirare, forse intimorito dalla folla dietro la porta, non proprio ben disposta nei confronti dei rossoblu, tocca a Banchero che la manda fuori pur avendo spiazzato “Salterello” Degani. Finisce 3-3 e dieci contro dieci (espulso anche Bacigalupo per un pugno a Blasevich che l’aveva caricato), tra le urla di gioia dei tifosi milanesi che restano a +4 dai rivali. La domenica successiva la vittoria sulla Juve, ormai a -5 e fuori dai giochi per lo scudetto, darà il terzo tricolore all’Ambrosiana.
Ambrosiana-Genova 3-3 (2-3)
Ambrosiana: Degani, Gianfardoni, Allemandi, Rivolta, Viani, Castellazzi, Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti.
Genova: Bacigalupo, Lombardo, Spigno, Parodi, Albertoni, Gilardoni, Puerari, Bodini I, Banchero I, Casanova, Levratto.
Arbitro: Carraro di Padova
Marcatori: 4′ Levratto, 14′ Bodini I, 22′ Meazza, 26′ Levratto, 30′ Meazza, 53′ Meazza
Nel riquadro l’ultimo successo interista, 4-1 con Orlandoni in porta e il primo gol di Suazo in nerazzurro, campionato 2007-2008



{ 1 commento… leggilo qui sotto oppure aggiungine uno }
Via goldoni, luogo dell’anima.
Antonino verdi.(Quota)